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Don Ricci ricordato nel 30° della morte: Rondoni col card. Zuppi e Fontolan all'Arena San Domenico

on Giugno 09, 2021

Don Francesco Ricci è stato ricordato a trent’anni dalla morte con l’incontro pubblico “Il primo e più grande compagno di cammino” l’8 giugno all’Arena San Domenico, dove sono intervenuti il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, Roberto Fontolan, responsabile del Centro internazionale di Cl, intervistati dal giornalista Alessandro Rondoni, direttore Ufficio Comunicazioni sociali Ceer e Arcidiocesi di Bologna. Hanno portato il saluto anche il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza, e il sindaco Gian Luca Zattini. L’iniziativa in memoria del sacerdote forlivese missionario, educatore, comunicatore, editore, che morì a 61 anni dopo una lunga malattia il 30 maggio 1991, è stata proposta dal Centro culturale Don Francesco Ricci e dal movimento di Comunione e Liberazione, in collaborazione con la diocesi di Forlì-Bertinoro e con il patrocinio del Comune di Forlì. È possibile rivederne il video integrale sul canale Youtube del Centro culturale all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=aNa1HHTuLCI&t=1302. «Quando Papa Francesco - ha affermato il card. Zuppi - ci chiede di essere in uscita non dobbiamo avere paura dell’incontro. Qualche volta, invece, ci chiudiamo per paura perché, ovviamente, non conosciamo che cosa ci aspetta. Don Ricci ha trasformato ogni suo incontro in occasione, facendo entrare pezzi di mondo nella vita concreta, così ha insegnato a tanti, e lo fa ancora oggi, a capire se stessi e pure noi siamo chiamati a misurarci con questo suo modo». Del sacerdote forlivese, che ha viaggiato in molti Paesi e suscitato comunità in tutto il mondo, il card. Zuppi ha messo pure in evidenza «l’impegno per l’incontro e il dialogo. La via del dialogo non è accessoria, è fondamentale e non è mai contro l’identità. Abbiamo perso le radici dell’Europa cristiana proprio perché non abbiamo saputo dialogare. Don Francesco ci ha indicato la cultura dell’incontro». Zuppi ha inoltre precisato che «comunicare non è problema di tecnica ma di vita. In un mondo che omologa tutto, ma in cui c'è tanta sofferenza, incertezza, vulnerabilità, dobbiamo saper comunicare ciò che viviamo». Rondoni, che fu allievo e collaboratore di don Ricci, ha sottolineato nell’introduzione: «Siamo qui non a ricordare un passato ma, come ha fatto don Francesco con noi a Forlì e in tutto il mondo, a vivere un nuovo inizio. Questa pandemia ci ha fatto scoprire tante fragilità e anche paure, molti cercano un ritorno alla normalità, invece non dobbiamo sprecare questo tempo, ma cambiare, essere migliori. Si tratta non solo di ripartire ma di rinascere. Nel trentennale di don Ricci continuiamo quindi a vivere e a cercare un cambiamento della nostra vita e a fare comunità con tutti». Rondoni ha pure aggiunto che «nella nostra regione Ricci, insieme al beato Odoardo Focherini, è ricordato come un pioniere della comunicazione». Fontolan, giornalista con lunga esperienza in varie testate nazionali e già vicedirettore del TG1, di Ricci, definito una sorta di “ministro degli Esteri di Cl”, ha ricordato «l’umiltà nel seguire le orme tracciate da don Giussani ma con tutta la sua originalità. Era il compagno che viaggiava, l’uomo colto che con la sola sua presenza in noi giovani di allora apriva l’universo, spalancava le finestre del mondo. Aveva anche scritto la scheda biografica del card. Karol Wojtyla che fu letta al Tg1 quando venne eletto Papa Giovanni Paolo II». Fra i presenti all’incontro vi erano il presidente della Provincia e sindaco di Bertinoro, Gabriele Fratto, l’assessore alla Cultura di Forlì, Valerio Melandri, il generale Antonio De Vita, i consiglieri della Fondazione Carisp, Maria Grazia Silvestrini e Davide Salaroli, l’abate di San Mercuriale, don Enrico Casadio, Giorgio Calderoni già candidato sindaco a Forlì, don Enzo Zannoni, assistente ecclesiastico della Fraternità di Cl, il responsabile diocesano, Valerio Girani, ed Enrico Locatelli, presidente del Centro culturale Don Francesco Ricci. È stato pure ricordato Nicola Zattoni, il forlivese morto due giorni prima a 37 anni di Sla e di cui era presente il padre, Piero. Durante l’incontro è stato inoltre proiettato il docufilm, a cura dell’attore e regista Franco Palmieri, che ha presentato frammenti della vita di don Francesco dai primi anni, con le gite in Campigna, ai viaggi, l’incontro con Papa Wojtyla, la missione. «Una vita - ha concluso il card. Zuppi - in cui lui non si è mai fermato ad aspettare, è sempre andato, per accendere speranza. E in questo mondo in cui c’è una grande domanda di futuro noi dobbiamo essere lottatori di speranza». Locatelli ha infine illustrato anche il nuovo sito internet del Centro culturale https://donfrancescoricci.it che raccoglie documenti, testi, video, audio e testimonianze da tutto il mondo. Per il trentennale di don Ricci domenica 30 maggio si è anche svolta una messa in memoria, presieduta in Cattedrale da don Ambrogio Pisoni, dell’Università Cattolica di Milano, e concelebrata da numerosi sacerdoti. «La missione cristiana, di cui don Francesco è stato testimone fulgido e affascinante - ha affermato Pisoni nell’omelia - non può essere qualcosa che si aggiunga alla quotidianità della vita, al mangiare, al bere, al lavorare, all’amare, al soffrire, al piangere, al sorridere. Perché la missione cristiana è semplicemente lasciare che Cristo conquisti per sempre il nostro cuore. Se abbiamo il coraggio e l’umiltà di dire sì a Gesù giorno per giorno, questo dona una indomabilità, un ardore, un desiderio, una voglia di movimento, cioè lasciare che Cristo rimetta in movimento la vita continuamente, com’è stata la vita di don Francesco». Al termine della messa anche mons. Corazza ha portato il suo saluto ricordando don Ricci insieme a don Pippo, Benedetta Bianchi Porro, Annalena Tonelli, madre Clelia Merloni. «Don Francesco - ha sottolineato Corazza - era cresciuto alla scuola di don Pippo e ha aiutato tutti ad avere orizzonti aperti perché era un missionario e la sua azione si svolgeva nel mondo. Con i suoi testi, articoli, libri, viaggi e relazioni, alla luce del Vangelo, ci ha fatto vedere la forza culturale della fede nel momento presente».

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